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Il primo dente che si muove: cosa fare (e cosa non fare) quando cadono i denti da latte

Succede quasi sempre a tavola. Il bambino smette di masticare, si porta la mano alla bocca con un’aria fra il preoccupato e l’incuriosito, e annuncia che un dente “balla”. Da quel momento, per le settimane successive, quel dente diventerà l’argomento principale della famiglia: quanto manca, si può toccare, farà male, e soprattutto — la domanda che arriva puntuale — è normale che succeda adesso?

La risposta quasi sempre è sì. Ma vale la pena sapere che cosa aspettarsi, perché il ricambio dei denti dura anni e conoscerne le tappe evita metà delle preoccupazioni.

Un calendario che va letto con larghezza

I denti da latte sono venti e iniziano a cadere intorno ai sei anni, di solito partendo dagli incisivi centrali inferiori — i due davanti in basso. Poi tocca ai centrali superiori, agli incisivi laterali, e più avanti, verso i nove-dieci anni, ai canini e ai molaretti. Il ricambio si completa fra gli undici e i tredici anni.

Attenzione però a come si leggono queste cifre: sono medie, non scadenze. Uno scarto di un anno in più o in meno rispetto al calendario tipico rientra tranquillamente nella norma, e non dice nulla sulla salute del bambino. Le bambine tendono a essere leggermente in anticipo sui maschi. Ci sono famiglie in cui i denti cadono presto per tutti e famiglie in cui succede tardi: anche la genetica ha la sua parte.

Un dettaglio che sorprende molti genitori: intorno ai sei anni spunta anche il primo molare permanente, e spunta dietro i molaretti da latte, senza sostituire nulla. Non cade nessun dente e quindi nessuno se ne accorge. È un dente definitivo che arriva in silenzio e che va protetto da subito, perché resterà in bocca per tutta la vita.

Cosa fare quando il dente balla (e cosa lasciar perdere)

La regola è semplice: lasciar fare al bambino. Un dente da latte pronto a cadere si stacca da solo, e il modo migliore per accompagnarlo è permettere al bambino di muoverlo con la lingua, senza fretta e senza pubblico. Cadrà mangiando una mela o durante la notte, e quasi sempre senza che nessuno se ne accorga.

Il filo interdentale legato alla maniglia della porta, invece, appartiene al folklore e conviene lasciarlo lì. Strappare un dente che non è ancora pronto significa spezzare la radice in corso di riassorbimento, con dolore vero e un piccolo sanguinamento che spaventa più il genitore che il bambino. Se esce un po’ di sangue dopo la caduta spontanea, basta una garza pulita premuta per qualche minuto.

C’è poi la parte meno scenografica ma più importante: i denti da latte vanno lavati e curati fino all’ultimo giorno in cui restano in bocca. Servono a masticare, a parlare correttamente e soprattutto a tenere lo spazio per i permanenti che arriveranno. Un dente da latte perso troppo presto per una carie lascia campo libero ai vicini, che si spostano, e il permanente rischia di trovare il posto occupato. Su questo fronte le abitudini quotidiane contano più di qualsiasi rimedio: su questo blog c’è già una lettura utile sul tema, dedicata a le cattive abitudini che compromettono l’igiene orale dei più piccoli, dagli zuccheri fuori pasto al vizio del dito.

Quando invece vale la pena farsi vedere

La maggior parte del ricambio non richiede alcun intervento. Ci sono però alcune situazioni in cui una visita è la scelta ragionevole, senza allarmismi:

  • il permanente spunta dietro il dente da latte che non è ancora caduto (il cosiddetto “dente da squalo”, una doppia fila di incisivi inferiori): capita spesso e di solito si risolve da sé, ma va tenuto d’occhio;
  • nessun dente si muove dopo i sette anni e mezzo, o al contrario un dente cade molto prima dei cinque;
  • una caduta precoce causata da carie o da un trauma, perché lì lo spazio va gestito;
  • dolore persistente, gonfiore della gengiva o difficoltà a masticare che durano più di qualche giorno.

Per orientarsi fra tempi tipici e segnali che meritano attenzione, una guida ben fatta su quando cadono i denti da latte nei bambini aiuta a distinguere la variabilità normale dai casi in cui conviene sentire un parere.

Il topolino, la fatina e un’occasione da non sprecare

Poi c’è la parte bella. Il dente sotto il cuscino, il topolino che passa di notte, la monetina al mattino: è un rituale che i bambini attraversano una volta sola e che vale la pena curare, perché trasforma un piccolo evento fisiologico in qualcosa da aspettare invece che da temere.

E siccome in quelle settimane l’attenzione è tutta lì, è anche il momento migliore per far passare le buone abitudini. Un bambino che sta perdendo i denti da latte capisce benissimo che quelli nuovi “sono per sempre”: è il momento in cui lo spazzolino smette di essere una lotta serale e diventa una cosa sua. Da genitori, è probabilmente il regalo più duraturo che possiamo far coincidere con la visita del topolino.

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